Berlusconi e i berluscones se la spassano, noi continuiamo
a perdere le migliori menti, i compagni migliori nel senso più pieno del
termine. Che almeno una parte di quanto hanno detto rimanga fissata nelle nostre
teste, a dimostrazione che "i manoscritti non bruciano", come diceva il
luciferino Woland nel "Maestro e Margherita" di Bulgakov.
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Isola d'Elba, 21
dicembre 2001, Massimo Conte
Non leggeremo più le ironiche lettere e
i taglienti commenti che provenivano dall'Hotel
Viticcio. Max è morto , e con lui se n'è andata
una parte di noi. La parte più cordiale e
sincera, generosa e sanguigna. Chi ha avuto la
fortuna di conoscerlo ed essere suo ospite
all'Elba sa di cosa parlo. Cordialmente anticlericale,
inconciliabilmente carnivoro, irrimediabilmente
comunista, visceralmente antistatunitense,
teneramente filocubano, Max se n'è andato in una
notte di dicembre, e noi tutti ancora non
riusciamo a farcene una ragione. Ogni
considerazione rischia di essere banale. Allora,
ancora per un'ultima volta, che sia lui a
parlare.
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Bologna, 13 febbraio
2004, Beatrice Sassi
Bea siocca, siocchissima. Comunista per sempre.
Talmente comunista da mettersi in discussione
sempre e comunque, quasi ansiosa di farlo. Se
n'è andata portata via, come dice un altro suo
conterraneo regionale, da "quel male oscuro cui
non si dà un nome". Hai voglia a tacciare di
retorica chi dice che siano "sempre i migliori
ad andarsene": son proprio loro, mentre gli
"altri" restano ad osservarci, beffardi. Ciao,
Bea. Che almeno alcune delle tue parole non si
disperdano nel vento. Bea se n'era andata
dalla nostra comunità "No Berluska!", per
ragioni complesse che si intrecciano con
centinaia di altri percorsi e che, a differenza
di altri casi, non ho mai compreso appieno.
Aveva però mantenuto alcuni contatti, legami,
con compagni che aveva conosciuto all'interno e
grazie a "No Berluska!". Tra quanti la
conobbero, ciascuno avrà e avrebbe le proprie
considerazioni da fare. Personalmente,
preferisco ricordare la Bea chiacchierona, la
Bea che con pudore si vergognava quando non
riuscì ad organizzarci per la bicchierata
pomeridiana durante il raduno "No Berluska!" di
Bologna. Non ho altro da aggiungere, solo
l'ennesimo vuoto tremendo che si prova quando i
tuoi compagni di percorso si fermano per sempre
loro malgrado, e ti ritrovi sempre più solo ad
andare avanti.
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Roma, 15 febbraio
2004, Maurizio Sorce
Un altro che non potremo abbracciare quando
Berlusconi si sarà sciolto come neve al sole. Mi
ha chiamato Pietro dal Belgio, in procinto di
partire per una manifestazione per la Pace a
Roma. Aveva chiamato Maurizio Sorce, i cui
scritti teneramente deliranti ricordate un po'
tutti, per andarci assieme. Maurizio è morto il
15 febbraio 2004, schiantato col motorino. Ci
conoscemmo nel 1981, quando, un anno dopo il
Movimento di aiuti concreti ai terremotati
dell'Irpinia del 1980, decisi di organizzare
dalle sue ceneri il Collettivo per la Pace dell'Appio-Tuscolano
di Roma. Maurizio frequentava il II liceo
artistico, da subito cominciammo a passare
nottate intere a disegnare striscioni,
ciclostilare volantini, attaccare manifesti
quasi all'alba, per evitare di farci beccare dai
fascisti. Arrivammo ad organizzare cortei di
1.500 persone, con riunioni di centinaia di
compagni. Ancor di più quando decise di
iscriversi al circolo FGCI che stavo
ricostruendo partendo da zero nella sezione PCI
Latino Metronio, fondata da mio nonno. Assieme
ne vedemmo la crescita, che ci consentì in una
manciata di anni di arrivare a 60 iscritti e
diventare il più grande circolo FGCI di Roma, in
una circoscrizione di 200.000 abitanti dove fino
a qualche anno prima i fascisti del MSI erano il
terzo Partito. Assieme ci arrestarono per un
banalissimo volantinaggio davanti al "Margherita
Di Savoia", istituto professionale del nostro
quartiere, assieme dovemmo fuggire davanti a
cinque macchinoni zeppi di energumeni mazzieri
fascisti, mentre attaccavamo manifesti a 50
metri dalla nostra sezione. A fine '85 partii
militare, nell'86 emigrai a Milano, per qualche
anno ci perdemmo di vista. Poco meno di tre anni
fa mi chiamò a Bruxelles, dove nel frattempo
dovetti emigrare a seguito delle note vicende
"No Berluska!". Il resto, è storia d'oggi:
Maurizio era stato strapazzato per bene dalla
vita, ma trovò la forza di riacquistare un
minimo di lucidità, con i risultati che tutti
avete potuto constatare. Non ho altro da
aggiungere, solo l'ennesimo vuoto tremendo che
si prova quando i tuoi compagni di percorso si
fermano per sempre loro malgrado, e ti ritrovi
sempre più solo ad andare avanti.
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Pavia, 4 gennaio 2006,
Marina Chiola
Marina, sempre M@rin@. Irriducibilmente
comunista. Con orgoglio, semplicità, totalità,
dall'andare a fare la spesa all'andare in
corteo. Questi anni berlusconici ci stanno
portando via quelli che potrebbero accelerare la
fine di un incubo. Poi dice che uno si fa venire
l'ulcera. Invece, il solito, maledetto cancro,
che gli ipocriti definiscono "brutto male",
manco ce ne fossero di belli. Ci sarai ancora,
tu, Maurizio, Bea, Max, quando cadrà, finirà per
cadere. Sarete in prima fila, senza nulla di
trascendentale: sarete nei nostri volti, nei
nostri sguardi, nei nostri sorrisi, nei nostri
abbracci, nel nostro vivere quotidiano, senza
doverci vergognare d'alcunché. Intanto,
raccontati con queste poche scarne parole che
abbiamo cercato di recuperare.
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L'Aquila, 27 marzo
2009, Luciano Seno
Il nostro vecchio cane rosso. Nel 2006,
venne a trovarci a Roma, quando eravamo di
passaggio per tornare a Mosca. L’estate del
2008, venne a trovarci al mare a Pescara, con la
sua Panda scassata. E pensare che c’è stato chi,
per fare dispetto a me, si è rifiutato di
passare per salutarlo… Bah. Per certe cose non è
vero che c’è sempre tempo. Ci restano alcune
foto e tanti ricordi, persino a mia moglie, che
non l’aveva mai letto, e a mia figlia che l’ha
visto giusto un paio di volte.
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